Eccola qua. Appena sfornata, esala calore e aromi. Uno sballo che si ripete ogni volta. Se poi la prepara la mamma, allora il paradiso si fa più vicino. Perché è lei la depositaria della cultura gastronomica di una famiglia, è lei che ci mette pazienza e volontà. E’ giusto tributarle anche questo merito.
Focaccia ai fiori di zucca (secondo mfr)
PERCHE’ “OMERICA”
Non ricordo più la prima volta in cui la gustai, ma farina-acqua-fioridizucca-fuoco sono così essenziali che, accompagnati da un dito di vino rosso e seduti sul prato davanti ad una bella campagna ondulata e ombrosa, chiunque ponga attenzione sente fluire antichissime armonie. Sono certo che tanti navigatori, sbarcati finalmente sulle terre italiche, venivano ospitati da gruppi in cui gentili ospiti femminili, vere dee ammaliatrici, erano pronte a rifocillarli con generosità.
Cosa poteva esserci di meglio di una calda focaccia cotta su un cerchio di pietre, a cui aggiungere una spremuta di quegli acini minuti e scuri come sangue e poi lasciati fermentare. Una ebbrezza per il corpo e per la mente.
OMERICO qui per me significa essenzialità e risanamento (sebbene momentaneo, ma tentar non nuoce) del rapporto problematico tra uomo e natura. Una preparazione che io sento come primitiva, necessaria, energetica – quindi, allacciamo il grembiulone.
VA BENE, MA COME ?
Assolutamente necessario un forno a gas o elettrico (il microonde – ahimè – fornisce ‘unpredictable results’), poi una bella teglia rettangolare (o come l’avete). Un pizzico di ingegno e la voglia di sperimentare, perchè – forse ! – la prima volta non viene proprio come dico io.
Schierare sul tavolo acqua q.b., farina q.b., sale, mezzo bicchiere di olio d’oliva. Ma perchè q.b. (quanto basta) ? Il perchè arriverà tra poco. Manca solo l’ingrediente base: i fiori di zucca.
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Freschissimi, togliere il picciolo verde (c’è chi ne lascia un bel centimetro – non avvelena), togliere tutto attorno al fiore la corolla di foglie verdi appuntite. Lasciare il pistillo : se lo cercano le api con tanta dedizione, un motivo ci sarà.
Ungere la teglia con un velo d’olio, miscelare in una terrina acqua (fredda !)-sale-farina fino ad ottenere un miscuglio MOLTO liquido e brodoso. Non c’è dosaggio, solo un po’ di cura ed attenzione.
Immergere (uno alla volta) il fiore nel liquido e disporlo nella teglia. Io preferisco due file parallele, perchè poi quando la taglio dopo la cottura si presenta meglio (se ho ospiti). Finiti i fiori, versare lentamente in modo omogeneo il liquido, MA SOLTANTO FINO A COPRIRE APPENA L’UNICO STRATO di fiori. Mi raccomando, non strafate – uno strato. Non fate l’errore di usare tutto il liquido che avete preparato.
E ora ? Infornare a 180 gradi e lasciar cuocere per circa 45 minuti (dopo mezz’ora controllare !). Il risultato deve essere sottile e croccante, colorata come nella prima foto in alto. Tende a flettersi e a staccarsi da sola dalla teglia. Non resta che spezzarla per farne ricche porzioni e cominciare a gustarsela. Ah, è ottima anche fredda il giorno dopo !
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