Immagini (C) William Vandivert – Time & Life Pictures/Getty Images
Poco dopo l’arrivo delle truppe russe, il fotografo statunitense William Vandivert fu autorizzato a scattare immagini a Berlino e nel bunker che conobbe le ultime ore di Adolf Hitler. Le immagini, tenute nel cassetto per più di 50 anni dalla rivista USA, ora sono state proposte nella sua pagina online (vedi rif. life.time.com).
Un quadro italiano (presumo) d’alta epoca appoggiato su un bidone di carburante, lasciato lì dalle truppe russe che cercavano documenti e piani militari, codici e cifrari, molto più utili in quel momento per la rapida conclusione del conflitto.
Infatti, la cassaforte dal portello divelto da due cariche agli angoli esterni è stata debitamente svuotata, così come gli scaffali denudati da una rapida ispezione ed una altrettanto rapida confisca.
Queste fotografie, all’epoca, non vennero pubblicate probabilmente perché gran parte dell’Europa era tutta una maceria, per cui un sotterraneo devastato (anche se quello di Hitler) non avrebbe potuto interessare più di tanto. Ma ora abbiamo avuto modo di conoscere il disordine dei covi brigatisti degli anni ’70 e il caos di quelli dei latitanti mafiosi e camorristi; abbiamo avuto modo di conoscere le immagini delle residenze devastate di Saddam e di Gheddafi che hanno fatto il giro del mondo. Queste del bunker berlinese hanno forse perduto per strada la loro carica devastante dovuta all’attualità ormai trascorsa.
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Il fotografo Vandivert potè circolare anche per la città capitale Berlino , consegnandoci immagini di un potere schiacciato dalla tempesta della guerra.
L’aquila nazista di bronzo davanti alla Cancelleria del Reich
Al palazzo del Reichstag, costellato dalle scritte liberatorie dei soldati russi
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Avevo visto queste foto, due o tre giorni fa, e avevo fatto considerazioni analoghe alle tue – io avevo pensato a un libro che sfogliavo da bambino, dove si vedeva la tomba di Tutankhamon appena aperta dopo 4000 anni di quiete.
E’ incredibile come da questa specie di piccola topaia Hitler continuasse comunque a guidare la Germania contro mezzo mondo – una Germania stremata, distrutta, rasa al suolo, eppure incapace di dire “mi arrendo”. La forza dei dittatori andrebbe studiata con più attenzione, individuandone le invarianti – potrebbe aiutare a combattere meglio i tentati ritorni…
Già. Purtroppo, a voler considerare le dinamiche psicologiche soggiacenti, bisognerebbe coinvolgere anche il larvato masochismo presente in troppi. La malattia è ben individuata, manca soltanto una terapia efficace e di non facile individuazione. Grazie per il succoso intervento! mfr