Assemblea Cheyenne per la ‘Danza del Sole’ (1909)
Ma quale bizzarro concetto potrà mai raccordare René Magritte con la sua famosissima rappresentazione di una pipa e le popolazioni Cheyenne delle grandi praterie nordamericane ? Eppure, a discettare con cura, qualcosa viene fuori, anche di notevole.
LA PIPA DI MAGRITTE
‘La Trahison des images’ – R. Magritte, versione 1948
Qui è in gioco il rapporto tra linguaggio ed immagine, ovvero tra rappresentazioni logiche ed analogiche. L’argomento è trattato da Magritte con ironica intelligenza. Infatti, guardando l’immagine e leggendo la scritta sottostante che dice: “Questa non è una pipa“, la prima reazione è di perplessità e ci si chiede: “Ma, allora, che cosa è?”. Se si riflette, ci si accorge di osservare soltanto un simulacro, e non già l’oggetto reale che noi riconosciamo come “pipa” grazie alla nostra personale memoria visiva. Il pittore, proditoriamente, tende a giocare con la commistione tra realtà e rappresentazione, per proporci un nuova riflessione sul confine, non sempre chiaro a livello della coscienza , tra i due termini.
Una seconda edizione della nota ‘pipa magrittiana’
LA PIPA DEGLI CHEYENNE
Pipa rituale Cheyenne
Gli oggetti sacri degli Indiani delle Pianure, tra cui gli Cheyenne, presentano una sorta di paradosso: sono costituiti da oggetti manufatti, eppure sono considerati non prodotti dalla mano dell’uomo e provenienti da un’altra dimensione. Tra questi oggetti – insieme a copricapo, ornamenti e armi - figura la pipa rituale.
La natura paradossale degli oggetti sacri non sta tanto nella loro qualità di oggetti ‘culturali’ non prodotti dall’uomo, quanto nel fatto che essi sono oggetti che incorporano una relazione, sono incarnazioni ed espressioni del rapporto dell’uomo con una dimensione invisibile e potente. Essi esprimono un legame che è al tempo stesso inesprimibile e inconcepibile, sono un’ interfaccia con un mondo che non è attingibile o descrivibile nei termini ordinari della percezione della realtà.
Non solo rodei e pseudo-danze di guerra
Le rappresentazioni fotografiche d’epoca ritraggono sempre il personaggio indiano di rilievo in atteggiamento inconfondibile, con l’ascia di guerra per esprimere aggressività di difesa o con la pipa rituale per esprimere condivisione di pace.
Fumo condiviso tramite la pipa
Asce di guerra – solo esibite – di indiani Arapaho
La pipa è essenzialmente uno strumento per inviare un’offerta di fumo agli esseri spirituali, quindi è ciò che consente una comunicazione con il mondo invisibile. La cerimonia del fumo della pipa comporta il passaggio dello strumento dall’uno all’altro dei partecipanti, disposti in cerchio, in cui ciascuno prende alcune boccate: la circolazione della pipa crea un legame sociale tra le persone, rappresentato dalla disposizione in cerchio, che rappresenta sia la forma dell’abitazione sia la disposizione dell’accampamento sia, più ampiamente, l’universo tutto (micro e macrocosmo).
INSOLITA CONCLUSIONE
Secondo le popolazioni delle grandi pianure nordamericane, gli oggetti sacri non sono interpretati come il prodotto dell’attività umana, ma sono visti come DONI che provengono da un altrove conosciuto esperienzialmente solo da chi possiede doti sciamaniche. Essi, quindi, costituiscono il legame solido e tangibile con le entità non-umane dell’universo, nonché il pegno del loro interesse per la stabilità e la prosperità del mondo umano. Ben lungi dall’essere una dissimulazione o un’allucinazione collettiva, essi testimoniano piuttosto dell’umiltà e del senso di responsabilità di popoli che hanno percepito la propria permanenza sulla terra come funzione e condizione di una complessa rete di rapporti con presenze ‘altre’ nel nostro universo.
Fumo rituale, interfaccia tra entità
Non è il caso di ricordare come un rapido (e cruento) processo di ‘civilizzazione’ abbia fatto scempio di questi concetti e realtà, distruggendo o riducendo alla paralisi stati compositi e preziosi della storia dell’umanità. Il citato processo di de-sacralizzazione, naturalmente, non è stato soltanto un sottoprodotto del genocidio delle popolazioni cosiddette ‘pellerossa’, ma – per tutta una serie di motivazioni – si è amplificato e distribuito in tutti i paesi globalizzati. Parlare oggi di realtà non oggettive, non concrete, non fisiche (valutate secondo i nostri cinque sensi) rischia alti tassi di fraintendimento, se non di totale disinteresse e talvolta dileggio.
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bellissimo post. è necessaria una ri-sacralizzazione autentica e penso possa essere messa in pratica da singoli e piccoli gruppi. Secondo me oramai anche i materialisti continuano a esserlo… senza crederci davvero
un saluto
Anch’io ritengo che ‘piccolo’ e ‘bello’ siano sinergici. Il processo non può essere che lungo e tortuoso, ma certe realtà non possono essere soffocate. Il tasso di intossicazione psicologica – a mio avviso – pare aumentare sempre più, ma parimenti nascono anche forme di resistenza spirituale.
A presto !
mfr
“La menzogna non è nel discorso, è nelle cose.” Italo Calvino, Le città invisibili. Me encantó tu nota, mfr. Un abrazo!!!!!
Grazie per le tue visite, sempre MOOOOOLTO apprezzate ! Italo Calvino, ancora insuperato…
I’ve tasted your last breadcrumbs : Oh, Borges !
Hola, Lilliana !
mfr
Fíjate, querido mfr, los indios nativos de Puerto Rico tenían también un rito de pipa, que llamaban “cohoba”, con hierbas aromáticas y probablemente halucinógenas. La idea era ver a través de lo real para dar con las razones de la enfermedad y de las catástrofes. Creo que incluso la pipa de Longfellow (de clara influencia tanto de De Quincey con su comedor de opio, y Baudelaire con sus paraísos artificiales) va al grano en el uso de la pipa para la exaltación de los sentidos y así rasgar el tupido velo de lo real…
Sobre el rito de la cohoba: http://ponce.inter.edu/tibes/cohoba.html
Cariños!!!!!!!!!!
Como siempre, su información es valiosa, Lilly. El tubo como un medio de interfaz está conectado a los rituales chamánicos de consulta médica o la predicción de eventos futuros. En este sentido se relaciona con el sueño, esa visión. Conciencia irá a un estado no ordinario, y esto es sólo el puerto de primer acceso. Cómo enseñar yoga de Patanjali, los niveles de otras que puedan ser abiertos.
Pero esa es otra historia …
[Spero che il mio spagnolo non sia troppo 'rusty']
HUGS !!!
mfr
Il tuo spagnolo is splendid, mon cher ami. Salve!
Abrazote!!! Lilliana
I’m happy !
In Puerto Rico, we would say “Uepa!” which means, “Kool, dude!”.
In my first lesson in Puertorican, I can say ‘UEEEEEPAAAA !!!’
Second lesson: the correct spelling is Puerto Rican… jajajajajajajaja! Un abrazo!
What a cruel teacher !
Your clever pupil mfr
….e noi continueremo a parlarne perche’ questo e’ contribuire alla consapevolezza dell’umanita’!
(Non riuscivo ad accedere a questo post che mi incuriosiva tanto)
Love
L
Oltre ad incuriosirti, ti è piaciuto ? Fammi sapere…
Ciao.
mfr