di Charles Carreon
Una nuova malattia mentale dell’era Internet viene proposta per l’inclusione nel Manuale Diagnostico delle Malattie Mentali : ‘Odio Autoindotto da Social Media’ (“OASM”). Questa proposta nasce dall’indagine dell’autore relativo ad un disturbo associato, chiamato SISM (‘Sindrome Illusoria indotta dai Social Media’ ), ed esplora che sia OASM sia SISM possono affliggere simultaneamente lo stesso individuo, con l’uno o l’altro disturbo che primeggia, dovuto principalmente alla natura delle interazioni che il sofferente ha con i Social Media.
***
Le caratteristiche soggettive primarie dell’OASM sono un senso di insicurezza e di comportamento che cerca sostegno tramite i Social Media. Caratteristiche secondarie sono la paura di giudizio dai Co-utenti dei Social Media e un comportamento propiziatorio compulsivo inteso a dirottare il giudizio e stabilire legami di fiducia che impediranno i sofferenti da OASM dal diventare un oggetto dell’odio tra i loro Co-utenti dei Social Media. Una terza caratteristica è il totale coinvolgimento con il mondo dei Social Media ed una correlata perdita di interesse nelle relazioni con persone di pari livello del mondo reale, esterne alle interazioni entro il mondo dei Social Media. A quel punto, l’OASM ha irretito il sofferente in un ciclo di comportamenti che danno assuefazione da cui probabilmente uscirà solo dopo un periodo di seria auto-valutazione, ovvero mediante un intervento di parenti ed amici coinvolti.
Le indicazioni oggettive di OASM di solito si manifestano sequenzialmente e in associazione con l’emergere delle caratteristiche soggettive qui sopra delineate. Le vittime generalmente progrediscono da un incipiente OASM - caratterizzato da una inclinazione a sopravvalutare i Co-utenti dei Social Media e sottovalutare i rapporti non connessi ai Social Media -, verso un acuto OASM, caratterizzato da un abuso sempre più compulsivo dei Social Media, verso un terzo livello di vero comportamento assuefativo, con ‘posting’ frenetico e vile servilismo verso le figure autorevoli di Co-utenti di Social Media. La malattia spesso prende una forma acuta nel corso di alcune serate, e progredisce verso una condizione cronica entro alcune settimane.
L’OASM non richiede alcun particolare tipo di soggetto ospitante da individuare, e la nozione che soltanto certi tipi sono predisposti dovrebbe essere rifiutato fin dall’inizio. Le personalità narcisistiche sembrerebbero meno inclini all’OASM che non i tipi insicuri; comunque, il desiderio di ottenere una approvazione di massa dai co-utenti dei Social Media pare rivelare falle nascoste anche in personalità robuste, le quali, come fognature che di notte si trasformano in piene torrentizie, diventano profonde fratture che espongono il cuore nudo di un ego che soffre dolorosamente.
L’OASM può produrre conseguenze che paiono puramente patetiche, come quando si vede una ragazzina che invia sul web complimenti di approvazione a personalità maschili aggressive, nella speranza di ricevere parole di considerazione. Per giovani sofferenti di questo tipo, possono essere molto adeguate alcune modalità moderate di trattamento, includendo il reindirizzamento dell’individuo verso relazioni non da Social Media e assistenza relazionale. Comunque, l’OASM può evolversi in due altre direzioni identificate – uno stato suicida, oppure verso la SISM (Sindrome Illusoria indotta da Social Media) [vedi post relativo - NdT].
Il suicidio dovuto all’OASM è un fenomeno riconosciuto per il quale una breve ricerca online fornirà sufficienti storie per eliminare il dubbio se l’OASM possa essere fatale. Ciò che è essenziale è che coloro che danno assistenza capiscano che una volta che l’intenzione suicida prende campo in un sofferente da OASM, tale condizione non può essere ritenuta come una nevrosi da Internet. Il trattamento dell’idea suicida per i coinvolti nell’OASM deve essere una condizione radicale, comprendendo che si tratta di vita o di morte. L’utilizzo dei Social Media da parte del sofferente deve essere interrotto immediatamente, tutte le comunicazioni nei due sensi con i co-utenti dei Social Media devono cessare, e si deve mettere in atto un programma intensivo di auto-approvazione. Esercizio fisico, ricreazione all’aperto, e attività orientate all’esterno dovrebbero soppiantare il precedente attaccamento introverso ed ossessivo verso i Social Media. Tale piano aggressivo di terapia può produrre risultati drammatici nel breve lasso di tempo se la malattia viene catturata prima che progredisca troppo.
L’evoluzione da OASM a SISM (‘Sindrome Illusoria indotta dai Social Media’ [v.] è molto più insidiosa, comunque, poiché i portatori di OASM dirigono all’esterno la loro sofferenza verso Oggetti dell’Odio che sono la loro preda preferita online. Come le esplosioni di rabbia su strade e autostrade, i SISM creano rischi per gli altri individui, di cui la società deve essere consapevole. Poichè una discussione separata è già stata pubblicata, non ripeteremo qui quell’analisi e discuteremo piuttosto brevemente perché l’OASM possieda la potenzialità di coesistere con ovvero diventare SISM.
In poche parole, l’OASM (‘Odio Autoindotto da Social Media’) è alla base alimentato dalla paura di giudizio da parte dei co-utenti dei Social Media. All’interno della comunità dei co-utenti, spadroneggiano alcune personalità aggressive e dominanti capaci di creare argomenti di discredito e invettive dirette. I sofferenti da OASM spesso sono personalità passive che difettano di abilità al combattimento verbale. Sebbene inizialmente attratti verso i Social Media perché molti loro coetanei nella vita reale interagiscono online, non appena imparano a sviluppare tattiche propiziatorie di comunella con comportamenti servili verso i più aggressivi co-utenti di Social Media, diventano assuefatti ai relativi rituali auto-umilianti. Comunque, nel tempo, si trovano sia immersi nell’odio verso se stessi avendo svenduto la loro integrità per un senso impermanente di salvezza personale e, camminando sulle uova, fanno esperienza di una profonda ansia sulla possibilità di diventare un oggetto di derisione online, ovvero – molto più paurosamente – un vero oggetto di odio.
Molti sofferenti da OASM si adattano al loro ruolo passivo online, e padroneggiano le vigliacche posizioni di pacificazione osservate in tanti blog e bulletin boards, in cui congreghe di sofferenti da OASM si raccolgono attorno a co-utenti dominanti con piene dimostrazioni di insana adulazione. Molti sofferenti da OASM si alternano tra OASM e SISM su una base occasionale, di tanto in tanto unendosi a Mobilitazioni (MOBS) di Social Media, per scagliare Cybermaledizioni verso diversi oggetti d’odio, onde dimostrare la propria fedeltà ai co-utenti dominanti, e assicurandosi contro il diventare a loro volta Oggetti d’Odio. Sebbene non completamente dedicati a tale condotta aggressiva, essi comunque si prestano ad essa con convinzione, così come un cittadino ordinario che si trova coinvolto in una isterica mobilitazione momentanea, a cui in seguito pone riflessione.
Infine, alcuni sofferenti da OASM ‘maturano’ verso una pura nevrosi aggressiva di SISM, non appena scoprono che l’unico modo di sentirsi ‘sicuri’ in un ambiente tossico di Social Media è con un sasso virtuale in mano, pronto a dare non appena riceve. Sono entrati in contatto con la loro ‘camicia bruna’ (Brownshirt) interiore, e la società civile ha aggiunto un nuovo nemico. Per ulteriore discussione sulls SISM, vedere l’articolo relativo.
testo (c) Charles Carreon
[traduzione in proprio dall'inglese - (c) 2013 mfr]
.






















Ma i sofferenti di OASM lo sanno? Paura, eh?
Love
L
Le nevrosi, come sai, talvolta possono essere sotterranee…
mfr